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Una nuova etichetta da dare

20-11-2021 09:10

Sergio Altafini

Contemporanea,

Una nuova etichetta da dare

DRAMAVISION, HA UN NOME PROVVISORIO L’esordio di un prodotto culturale innovativo ha bisogno di un nome che dia l’idea di un radiodramma con colonna vi

DRAMAVISION, HA UN NOME PROVVISORIO


L’esordio di un prodotto culturale innovativo ha bisogno di un nome che dia l’idea di un radiodramma con colonna visiva.
Per ora lo abbiamo chiamato impropriamente DRAMAVision, ma siamo in attesa di un qualche benevolo suggerimento. Tuttavia il progetto iniziale prevedeva di creare un “sistema” a diverse valenze, operando sulla sintesi delle capacità espressive dei singoli linguaggi.


PROGETTO
La scelta del brano da interpretare è fondamentale in quanto deve avere in sé la forza comunicativa intrinseca per essere ascoltato indipendentemente dalla messa in scena.
Più precisamente si vuole favorire la condizione di solo ascolto, confermando gli effetti persuasivi della pura lettura, ma con l’efficacia di una recitazione corretta e di comprensibile dizione. Parimenti si devono evitare inserimenti sonori altri o interventi musicali, appunto per esaltare la qualità del testo letterario ed immedesimarsi in esso, senza indurre ad ulteriori suggestioni auditive.
D’altro canto, alla “Colonna Visiva” si affida l’impressione evocativa dell’ambiente in cui si evolve la storia escludendo a priori una funzione decisamente didascalica. Tuttavia si implementa il coinvolgimento montando immagini che abbiano una propria carica espositiva portatrice di emozioni e fascino di grande intensità.
Indubbiamente le competenze professionali necessarie per realizzare un’operazione così complessa devono dare la garanzia che ogni “tratto” rispecchi la sua identità nella medesima intenzione registica. Infatti si tratta di integrare tra loro processi produttivi differenti allo scopo di amplificare il rendimento estetico.
C’è il consapevole rischio che la proposta sperimentale di esprimere uno stimolo sensoriale a più livelli sviluppi una doppia lettura, nondimeno il suggerimento diretto allo spettatore è la possibilità di “viaggiare con gli occhi” e concentrarsi sulla successione narrativa del lavoro.


MALINCONIA
MALINCONIA è dunque la prima esperienza di un nuovo processo narrativo che può inaugurare una serie di ulteriori iniziative coordinate ed organizzate in modo tale da essere aderenti a differenti soggetti lasciando inalterata l’efficacia del racconto, ma estendendo le funzioni emozionali.
Nel caso di MALINCONIA il testo di SERGIO GNUDI è risultato un perfetto strumento sonoro per le voci di DEINÓSTEATRI, mentre le riprese video di SERGIO ALTAFINI, con l’abile montaggio di ETTORE BIMBATTI, hanno rappresentato visivamente il clima sociale dell’epoca, tramitel’architettura, l’edilizia, il paesaggio, i segni, o meglio i simboli, cari all’aristocrazia rinascimentale ferrarese.
Ne è risultata un’opera con spirito divulgativo aderente al contenuto letterario originale che attraverso una vicenda di “liberazione” individuale, mostra una società nobiliare in crisi, che pur subendo l’improvviso cambiamento gestionale del potere, se ne è frettolosamente adeguata per conservare i propri privilegi.

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