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RACCONTARE GLI EVENTI ANTICHI

17-12-2020 18:56

Sergio Altafini

Antica, Antica, Altafini, Eridanea,

RACCONTARE GLI EVENTI ANTICHI

Indispensabile presupposto

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Come in un romanzo storico le vicende narrate non sono solo frutto della fantasia degli autori, ma ricompaiono dalle descrizioni di antiche conoscenze.

 

Non poteva mancare in un progetto come ERIDANEA una raccolta di testimonianze documentali che sono alla base della trattazione letteraria dei miti e delle terre del basso Po.
Gli argomenti proposti sono tuttora al centro di un grande dibattito che ha investito generazioni di studiosi, pur tuttavia mantenendo inalterati i quesiti che ancora lo strumento archeologico non ha potuto esplicitare.
Le parti citate sono evidenti estrapolazioni da fonti conosciute fin da remoti tempi che scrittori di materie storiche e geografiche di epoche differenti hanno ripetuto o per studio o per conoscenza diretta.
Il limite palese si evidenzia nella selezione dei brani che riguardano specificatamente i territori in ogggetto, pur avvertendo quanto vasto sia il sapere sperduto nei secoli e soprattutto dell’interscambiabilità delle credenze, delle usanze e delle azioni tra i contemporanei di ogni stagione umana. Però, attualmente, sono le sole documentazioni che abbiamo a disposizione ed a cui fare fede.
L’umiltà del ricercatore sta nel riconoscere e ringraziare coloro che hanno speso la loro esistenza per ricomporre, anche per minimi tratti e spesso senza mezzi, un profilo storico veritiero.
Nel tentativo di dare un originale contributo per diffondere aspetti della cultura storica in coerenza con il principio dell’impegno intrapreso, verranno trattati con periodicità i temi specifici che possano testimoniare l’autenticità del lavoro poetico sui miti locali.
Periodicamente verrà illustrata la bibliografia essenziale di riferimento.
Una rubrica di “Curiosità” chiuderà ogni appuntamento.

 

 

APPARATI


Pseudo Aristotele
De Mirabilibus Auscultationibus, (
IV e III sec. a.C.)
Capitolo LXXXI


Nelle Isole Elettridi, che si trovano nel Golfo Adriatico, dicono che ci sono due statue, una di stagno e una di bronzo, lavorate in stile arcaico. Si dice che sono opere di Dedalo, ricordo del passato, quando egli, fuggendo Minosse dalla Sicilia, e da Creta si spinse in questi luoghi.
Dicono che il fiume Eridano abbia formato davanti alla sua foce queste isole.
C’è una palude, secondo quanto si racconta, presso il fiume, la cui acqua è calda, esala da essa un odore pesante ed aspro. Gli animali non vi si abbeverano e gli uccelli non possono sorvolarlo, perché cadono e muoiono.
Il suo perimetro è di 200 stadi, la sua lunghezza circa 10*
La gente del posto racconta di Fetonte che cadde in questo lago colpito dal fulmine, e che ci siano intorno molti pioppi dai quali cade il cosiddetto Electron. Dicono che è simile alla gomma, ma che diventa duro come la pietra e che viene raccolto dalla gente del posto per essere portato ai Greci.
Orbene dicono che Dedalo sia giunto a queste isole, che se ne sia impadronito, e che abbia dedicato in una di esse un’immagine sua e una di suo figlio Icaro.
Poi essendo giunti dal mare fino a loro i Pelasgi, profughi di Argo, Dedalo fuggì e raggiunse l’isola di Icaro.
*(n.d.r.- 1 stadio è circa 192 metri. Quindi 192 x 200 = 38.400 metri >= 3,84 km di perimetro.
192 x 10 = 1920 metri > =1,92 km di lunghezza

 

 

Apollonio Rodio
LE ARGONAUTICHE
Introduzione e commento di
Guido Padano e Massimo Fusillo
2016 Rizzoli Libri S.P.A./ BUR Rizzoli
Pg 597/613 (Il viaggio n.d.r.)

 

Vv 504/506
Salirono subito in nave, e fecero forza sui remi, senza tregua, finché arrivarono all’isola sacra di Elettride, ultima fra tutte, accanto al corso dell’Eridano.


Vv 595/611
La nave era corsa lontano a vela: entrarono profondamente nel corso del fiume Eridano,
Là dove un tempo Fetonte, colpito al cuore dal fulmine ardente, e bruciato a metà, cadde dal carro del Sole nelle acque di questa profonda palude, ed essa ancor oggi esala dalla ferita bruciante un tremendo vapore: nessun uccello può sorvolare quelle acque spiegando le ali leggere, ma spezza il suo volo e piomba in mezzo alle fiamme. Intorno, le giovani Eliadi, infelici, mutate negli alti pioppi, effondono tristi lamenti, e dai loro occhi versano al suolo le gocce d’ambra splendente. Le gocce si asciugano sopra la sabbia ai raggi del sole, e quando le acque della nera palude tracimano a riva, sotto il soffio sonoro del vento, rotolano tutte insieme verso l’Eridano e i suoi flutti agitati.


VV.619/626
Gli eroi non avevano voglia di bere né di mangiare; la loro mente non andava ai piaceri. 

Durante il giorno giacevano affranti, sfiniti dall’odore cattivo che mandavano le correnti dell’Eridano dal corpo riarso di Fetonte, intollerabile; e poi la notte sentivano i gemiti acuti, i tristi lamenti delle Eliadi. E le lacrime delle Eliadi correvano sopra le acque come fossero gocce d’olio.


VV.627/ 629
Di là entrarono nel profondo corso del Rodano, che si getta nell’Eridano, e nel confluire le acque rimbombano e ribollono.


VV 634/636
Usciti dal fiume, avanzarono nei laghi tempestosi, che si stendono all’infinito nelle terre dei Celti.

 

VV645/647
Dopo un lungo cammino giunsero alle rive del mare, passando incolumi per volere di Era in mezzo ai mille popoli dei Celti e dei Liguri.


VV649/650
Passarono con la nave attraverso la bocca centrale e sbarcarono alle isole Stecadi.


VV 654/659
Lasciate poi le Stecadi, passarono all’isola Etalia (Elba, n.d.r.)
omissis
Là dove il porto ha preso il nome di Argo.

 


Dionigi di Alicarnasso
Le Antichità Romane
volgarizzate da
Ab. Marco Mastrofini
F.lli Sonzogno, Milano, 1823


(Dionigi, storico. 60 a.C./ 7 a.C.)
Libro I-X-pp.31/32
Parlando dei Pelasgi che da Dodona si dipartirono…
..ma poiché si avvidero che era di aggravio, non bastando la terra, nutrire tutti in comune, se ne involarono, mossi dall’oracolo che ordinava loro di navigare verso la Italia che allora si chiamava Saturnia. E fatto apparecchio in copia di navi passarono il mare Jonio procurando giungere in parti presso la Italia. Ma pel vento di Mezzogiorno e per imperizia dei luoghi, portati poi oltre, capitarono ad una delle bocche del Po chiamata Spineto e quivi lasciarono le navi, la turba meno idonea ai travagli con un presidio, per avervi ritirata, se i disegni non riuscivano.
Or questi rimanendo in quella regione circondarono di muro il campo dell’esercito, ed introdussero con le navi copie di vettovaglie. E poi che videro succedere loro le cose come voleano, fabbricarono una città col nome appunto della bocca del fiume.
Quindi prosperando più di tutti nello Jonio, e prevalendo lungo tempo sulle onde, portarono quant’altri mai, decime vistosissime in Delfo alla Divinità de’ beni tratti dal mare.
Da ultimo però venendo amplissima guerra su loro da’ Barbari intorno, lasciarono la città donde anche i Barbari furono dopo un tempo cacciati dai Romani.
Così mancarono i Pelasgi lasciati a Spineto.

 


Ellanico di Mitilene (STORICO ATENIESE 490 a.C./405 a.C.)
CapitoloXII
1-18 I Pelasgi arrivati in Italia furono chiamati Tirreni.
1-28 - I Pelasgi partiti da Argo in Tessaglia, ma provenienti da Argo nel Peloponneso guidati da Nanas, seguendo i consigli dell’Oracolo di Dodona, approdano alle foci del Po e risalgono un ramo detto Spinete, una parte di loro fonda Spina, gli altri proseguendo arrivano a Cortona e più tardi in Tirrenia.


Eppure…

 


Strabone
Geografia
L’Italia
Libri V-VI
Introduzione, traduzione e note di Anna Maria Biraschi
Biblioteca Universale Rizzoli
1994 RCS Rizzoli Libri S.P.A., Milano
(n.d.r.-Strabone nato nel 64 a.C., morto a 88 anni intorno al 24 d.C.)


Pg.67/9
A proposito di FETONTE
---conviene invece tralasciare la maggior parte delle storie mitiche o inventate, come quando si dice su Fetonte e le figlie del Sole tramutate in pioppi nei pressi dell’Eridano, fiume che non esiste in nessun luogo, ma che si vorrebbe nei pressi del Po, o quanto si racconta delle isole Elettridi che sarebbe situate dirimpetto al Po e sulle galline faraone che vivrebbero in quelle isole: nulla infatti di tutto ciò si trova in quei luoghi.

 


CURIOSITA’?


Giganti a Comacchio
Nel fondare la strada da Comacchio a Valle lepri si rinvenne un cimitero stivato di scheletri di cui gli stinchi furono misurati giganteschi. Scheletri simili furono disotterrati alla Bigotta”.
(Ferroni Paolo - All. XXX- Dalle origini di Comacchio, Ferrara 1883
                                            Cenni storici delle valli di Comacchio- Ms. del 1880,
                                            c/o Biblioteca Comunale di Comacchio


Scheletri colossali
Fogli A.- All. XXIV, pg 317- Storia di Santa Maria in Aula Regia,: Fabbriche sotto
                                              Ms. c/o il Convento dei Cappuccini. Comacchio


Cadaveri che ingigantivano
Giovan Francesco Ferro - pg53 - Istoria della antica città di Comacchio
                                                     Pomatelli, Ferrara 1701

 


Palafitte a Comacchio
Pg 313
Anno 1933, Ispettore Negrioli ha scoperto palafitte in quel di Cavallara e nel 1958 in Valle Rillo
(nota 10) - NeroAlfieri/Arias 1972
Pg 314
Schizzo Proni: due file di palafitte, lunghezza circa sul kilometro e mezzo*
3° fila scavo Collettore, m. 150 quello visto/ accertati 100 m. di palafitte.
Nello scavo (di bonifica) del 1925: distrutto tutto.
In fondo a Valle Rillo non lungi dal Baro dei Ponti>Baro dei Pali
Ignote palafitte riscontrate in Valle Rillo nel 1958/ 2 ottobre in zona Auregario-Valle Rillo: 3km.
Pg315
III/II sec.a.C. gli Spineti avevano prolungato ed esteso insediamento nel corno nord-occidentale di Valle Pega dalla zona Girata-Paganella al dosso dei Sabbioni.
Impianti palafitticoli nella zona Auregario-Rillo.

 

Biblio
Giornale degli scavi - ManFe vol. II,I V,VII,VIII
Gasperini Giovanbattista - Narrazione - Ms. comacchiese: Rovine sotto il monastero di S. Maria in Aula Regia
Bonaveri GiovanFrancesco - Storia della città di Comacchio, sue lagune, sue pesche.
                                                Cesena 1761
                                             - Storia della città di Comacchio
                                               Edizioni Fantini, 1905
Braglia Augusto - La grande bonificazione ferrarese
                              Ferrara, 1962
Fano L. La grande bonificazione ferrarese
             Ferrara 1910
Lepore Ettore - Strutture della colonizzazione Focea
                          in La Parola al passato, vol. XXV, 1970

 

 

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